sabato 3 novembre 2007

La politica pro-islam di Laura Puppato


Moschee, luoghi di culto di popoli e realtà marcate dal fanatismo religioso.Moschee, luoghi di ritrovo in cui troppo spesso la dottrina vigente è quella della violenza.Moschee, incubatrici nella cui penombra si sviluppano e crescono sentimenti d'odio anti-occidentale e di conquista. Nicchie fertili, entro cui nascono e si ramificano le radici del terrorismo.Nelle nostre città, molte volte questi luoghi hanno una consistenza tangibile - capannoni, ex-magazzini o stanzoni presi in affitto - altre volte risultano essere ugualmente presenti, ma solo in forma virtuale - è sempre il caso di androni, palestre e simili spazi, ma con la differenza d'esser messi a disposizione in maniera solamente temporanea - in ogni caso, siano essi temporanei o permanenti, il risultato non ne cambia la potenziale e pericolosa capacità di proselitismo. Da parte delle stesse figure degli "imam", una sorta di equivalente dei nostri vescovi, quando interrogati a riguardo, usualmente si sente affermare, in tono assai pacato, che le moschee ed i luoghi di culto islamici presenti in Italia e nel nostro territorio, possono fungere addirittura da veri e propri "centri di addestramento per la guerra santa". Ma cosa significa questo? Parliamo di una guerra verbale? Guerra religiosa, ideologica? Guerra armata, omicida? Lungi dal lanciare alcuna accusa a tentoni, chi scrive sta semplicemente sottolineando quanto sia doveroso, nella maniera più assoluta, che interrogativi del genere abbiano risposta, chiara, immediata e scevra da nebbie e ambiguità. Il rispetto dei diritti fondamentali, della sicurezza e della legge Deve essere garantito senza tabù, tanto da chi richiede spazi ed aree per celebrare funzioni religiose islamiche, quanto dagli organi e dalle istituzioni preposte al rilascio dei permessi in materia, come polizia locale, giunte di minoranza, maggioranza, assessori e sindaci appartenenti alle stesse realtà interessate.In quest'ottica, emerge la notizia dell'ultimo minuto secondo cui a Montebelluna, la palestra dedicata alla frazione di Caonada, fungerà da luogo di ritrovo per numerosi mussulmani intenti a celebrare il rito periodico del "Ramadan". Purtroppo nessuno conosce l'effettivo afflusso dei fedeli; non si sa se quantificare i presenti in decine o centinaia, e non si sa se l'evento possa penalizzare, con conseguenze tutt'altro che piacevoli per gli automobilisti, la normale circolazione del traffico locale. Ufficialmente, ancora alcun avviso è comparso da parte degli organi del comune preposti ad informare la cittadinanza. Gli abitanti di Montebelluna, e soprattutto i residenti di Caonada, alla fine verranno informati? Se sì, quanto sarà necessario perché gli stessi possano prenderne agevolmente atto? Solite domande, maliziose ed in mala fede; così potrebbe definirle qualcuno, ma teniamo conto che comunque si tratta di una decisione per la quale il comune, prima di dare il via libera all'iniziativa, neppure ha consultato i residenti.E poi, sorge spontaneo un ulteriore interrogativo: al momento di trattare ed approvare tale ordine del giorno in consiglio comunale, le stesse maggioranza ed opposizione erano già a conoscenza dell'utilizzo preposto alla richiesta d'occupazione della palestra? Il solito avvocato del diavolo potrebbe anche in questo caso tacciare tali domande di impertinenza, fatto sta che esse, per un onesto cittadino comune, risultano essere assolutamente legittime!Di tutto questo, la nota più grave e più triste, è il fatto che comunque sia, al di là dei permessi, al di là dei passaggi burocratici e amministrativi necessari a concedere lo spazio per il rito islamico del "Ramadan" e delle effettive prese di coscienza in tale materia da parte di maggioranza e opposizione comunale, le figure dei diretti interessati, i cittadini, anche stavolta sono stati lasciati in disparte dall'atteggiamento della Giunta Puppato, senza essere stati prima informati, né interpellati, vedendo ancora una volta il proprio fondamentale parere, sia esso di eventuale approvazione o contrarietà, accantonato! A questo punto non c'è presunzione procedendo ad un ulteriore passaggio logico, innegabile e chiarissimo; tuttavia, per i più dubbiosi e per una mera questione di forma, potremmo ugualmente seguitare ad un uso del condizionale: Potrebbe essere proprio vero. a questo sindaco preme dare la precedenza alla solidarietà agli immigrati mussulmani, alle loro iniziative, al loro plauso ed ai loro interessi, piuttosto che alla tutela, alla garanzia della serenità e all'approvazione dei montebellunesi. E così, in questo modo, anche quello spettro di una moschea che ancora era invisibile, compie un piccolo e significativo passo in avanti, rivelando agli occhi di Montebelluna la sua prima, inquietante nitidezza.

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